Marchio Jeep
io la penso così ...
Jeep è un marchio che sta vivendo un momento felice ma va chiarito che ci sono Jeep e Jeep. Ci sono quelle dall’anima più “gentile” come la Renegade e la Cherokee e quelle più “selvagge” come la Grand Cherokee e la Wrangler, che dispongono di cambi con ridotte e blocchi differenziali, oltre a sospensioni dalle generose escursioni per cercare di far perdere il meno possibile il contatto tra terreno e ruote, e che sono delle vere icone, oltre che merce sempre più rara e preziosa perché offrono davvero qualcosa in più. La Renegade, oltre a essere la prima Jeep della storia prodotta in Italia, è una vettura furba e fortunata, offerta sia in versione a due ruote motrici sia a quattro. La due ruote motrici è più bassa e ha sospensioni più semplici; la quattro è più alta e può avere un raffinato cambio automatico a nove rapporti con primino corto per salite e discese dalla pendenza rilevante, anche se questo non significa disporre di un vero e proprio riduttore come, ad esempio, sulla Grand Cherokee. Ho scritto "auto furba e fortunata" la Renegade perché ha avuto molto successo e lo si deve al valore del brand Jeep, che con questo modello è riuscito a posizionarsi come alternativa alla Land Rover Evoque, che è leggermente più grande ma offriva più o meno gli stessi contenuti  (oggi ha motori ben più raffinati) e, aspetto decisamente più importante, costa qualcosa come 10 mila euro in più! La Cherokee ha anch’essa una forte personalità estetica come la Renegade e buone doti di mobilità ma non su fondi particolarmente accidentati, perché la base è automobilistica e si sente anche se si sceglie la versione Trailhawk. E’ in un segmento non facile perché ha tante concorrenti migliori. La Grand Cherokee ha invece una capacità di muoversi su fondi a ridotto attrito che appartengono a pochissime altre automobili, oltre naturalmente alla Wrangler se dotata di blocchi differenziali e kit di rinforzo ma con un comfort nettamente superiore. La Renegade è interessante nella versione a due ruote motrici con motore Diesel da 120 cavalli per chi non ha necessità di muoversi su fondi particolarmente difficili. Non è silenziosa come una berlina e non consuma come una media ma per chi ama farsi notare è come il....“cacio sui macheroni”. Di Renegade 4x4 ce ne sono due tipi: una “normale” e una più spinta, entrambe però senza cambio con ridotte. Questo cosa comporta? Che quando si vuole affrontare terreni accidentati o pietrosi c’è il rischio di perdere più facilmente aderenza e anche su neve o ghiaccio, in condizioni limite, non si è padroni della situazione. Cosa che non accade sulla Grand Cherokee. Leggo spesso di persone che raccontano mirabilie di auto prive di sistemi efficaci sul tema 4x4 e questo mi lascia molto amaro in bocca. Perché il marketing di molte Case cosa fa: impoverisce il prodotto mettendo qualche pulsante e lavorando di elettronica, così da mantenere alti i margini ma dando un prodotto nettamente più povero, che solo nell’impiego più impegnativo mostra i suoi limiti, anche perché, appunto, chi racconta di meraviglie conferma che tanto la clientela poco li sa valorizzare. 
Mi piace la Cherokee quando si deve viaggiare su asfalto ma critico le finiture e i motori; la Grand Cherokee è una delle mie preferite perché ha una sistema di trazione con ridotte che permette di andare ovunque, seppur abbia un bagagliaio poco generoso, una leva del cambio di cui non condivido la logica di funzionamento e un touch screen poco funzionale oltre a un Diesel che oggi avrebbe bisogno di una buona dose di…spinaci per andare di più e consumare di meno. La Wrangler la considero un giocattolo per bambini adulti ma anche una vera icona di libertà, seppur con limiti non accettabili da tutti. Mi piace ricordare che con l’uscita della Defender di Land Rover, la Wrangler è l’unica fuoristrada storica rimasta mentre a breve si vedrà una nuova Wagoneer, altra icona nel mondo delle 4x4. Il marchio Jeep gode di grande rispetto al pari di Land Rover e Porsche e anche questo ha aiutato molto il successo sul mercato. Si narra che il nome Jeep si debba a Braccio di Ferro, o meglio: durante le prove dei prototipi nei lontani anni quaranta, un generale presente ai test intonò il ritornello di Braccio di Ferro quando vide questo strano veicolo arrampicarsi dove altre vetture si fermavano. Da allora divenne Jeep, simbolo del poter andare ovunque. Dopo anni di successo e altri di difficoltà, oggi Jeep va fortissimo e si deve a Michael Manley, il grande “regista” di questo marchio americano. L’ho incontrato a Detroit, al principio dell’era FiatChrysler, e memorabile fu una intervista realizzata il 13 gennaio del 2010. Memorabile perché colpì tantissimo la chiarezza di idee che aveva in testa sul prodotto e sulle aspettative della clientela. Manley anticipò quanto voleva fare e a distanza di sei anni ha mantenuto fede in tutto. I risultati commerciali danno ampliamente ragione alla sua visione e hanno dimostrato come la passata gestione di Daimler non avesse capito le potenzialità di questo brand.
 
 
Renegade
 
Wrangler 2007 restyling 2010
 
Wrangler Unlimited 2007/ restyling 2010
 
Cherokee 2014
 
GrandCherokee 2010