Stop auto termiche breton
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8 novembre 2022

stop alle auto termiche

Le recenti dichiarazioni del commissario al Mercato Interno e all'Industria dell'Unione Europea, Thierry Breton sul tema stop auto termiche nel 2035 aprono uno spiraglio ma anche denotano una cronica mancanza di conoscenza del settore.
 
Breton ha dichiarato:
 
«Circa 600 mila posti di lavoro verranno distrutti nella transizione all'elettrico. Non sto parlando delle grandi Case automobilistiche, che sicuramente la supereranno, ma dell'intero ecosistema e della produzione di energia».

«Per produrre tutte le auto elettriche necessarie a sostituire quelle tradizionali, avremo bisogno di 15 volte più di litio entro il 2030, di quattro volte più di cobalto e di quattro volte più  di grafite e di tre volte più di nichel. Quindi ci sarà un fabbisogno di materie prime enormemente superiore e questo è un fattore che dobbiamo studiare».

«Se vogliamo che tutte le auto nuove siano elettriche, avremo bisogno di produrre 150 gigawattora di energia in più ogni anno, vale a dire il 20-25% in più di quella che viene prodotta attualmente nell'Unione Europea. Quindi dovremo incrementare massicciamente l'attuale produzione. Ma dovrà essere elettricità carbon-free: se la faremo con il carbone o il gas non avrà senso».

«Entro il 2030 vogliamo trenta milioni di auto elettriche sulle strade europee. Ma questo significa che abbiamo bisogno di sette milioni di punti di ricarica: oggi ce ne sono soltanto 350 mila, e il 70% del totale è concentrato in Francia, Germania e Paesi Bassi»

La decisione di abbandonare l’auto termica per quella elettrica non è scelta facile e molti politici se ne stanno rendendo conto ma l’approccio è ancora troppo superficiale.

L’industria europea, ad esempio, con la svolta elettrica si sta spostando sul premium abbandonando di fatto le auto popolari, quelle per tutti, quelle da 10-20 mila euro di prezzo, lasciando non solo campo aperto agli orientali ma anche aprendo a un cambiamento epocale sull’accessibilità al mezzo che più ha dato libertà. E nessuno ancora lo dice.

Scoprire oggi che gli Orientali hanno materie prime e tecnologia lascia basiti, perché è da dieci anni che si stanno muovendo rapidamente su tutto il globo ed è da almeno cinque anni che hanno fatto loro le grandi miniere di cobalto, nickel, litio… e terre rare. E ancora non raccontare che gli orientali producono con energia generata da carbone, quindi con pesanti risvolti alla voce sostenibilità ha dell’incredibile.  Come il fatto che l’europeo quando si muove con la sua automobile emette la metà della Co2 generata da un cinese e 1/3 di quella di un americano.

L’industria dell’auto lavora su prospettive di almeno 7 anni ma la classe politica europea pensa che si possa una volta fatta una scelta tornare indietro in un amen. E’ dimostrazione di mancanza di conoscenza della materia.

A guardare i conti dei grandi produttori europei di automobili al momento non si registrano perdite, anzi. Il punto è che riducendo i volumi e eliminando di fatto le piccole auto che margino poco gli utili salgono ma a breve arriveranno drastici tagli sulle maestranze e tutto l’indotto che ruota attorno.

In Italia la mal gestione di Lancia e Alfa Romeo sia da un punto di vista aziendale sia governativo ha presentato conti sociali salatissimi non solo nelle aree dove erano presenti le fabbriche ma per tutto il Paese. Alfa e Lancia avevano tutto per diventare realtà come BMW o Mercedes ma sono state letteralmente abbandonate. Non sono state ritenute strategiche.

L’industria si diceva che aveva un ruolo sociale importante. Di questi tempi tutti inseguono il denaro con tutte le conseguenze del caso e anche di questo non si tiene debito conto in Europa. Ha più senso avere una grande azienda che da lavoro a tanti guadagnando anche meno o avere una azienda che fa grandi utili ma da lavoro a pochi?

Oggi quindi due sono i rischi veri: perdere l’auto per tutti e far perdere il lavoro a molti. Certo, c’è chi sostiene che passando dall’auto di proprietà al pay per use si avranno tante nuove figure professionali. Possibile. Ma perché non sviluppare nuovi business su solide fondamenta invece di voler radere al suolo tutto?
E l’Italia, con il Governo Meloni, che posizione prende a riguardo?

PS Oggi Renault ha annunciato con Geely un accordo non vincolante per creare un polo motoristico di dimensioni importanti. Se andrà in porto, il Gruppo geely già proprietario di Volvo e azionista di tante altre realtà potrà avere accesso appieno alla tecnologia europea sui propulsori termici che in tutto il mondo ancora per decenni avranno ruoli importanti. Per Renault è una grandissima opportuinità per l'Europa invece no. E' un ulteriore perdita pesante.

 

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